• monica patrizi

Hikikomori: l'isolamento sociale volontario dei giovanissimi

Che cos'è l'Hikikomori e chi colpisce

È un periodo storico incerto quello che stiamo vivendo, legato alla pandemia da Covi-19 e alle restrizioni ad essa legata, che ci costringe in casa più di quanto vorremmo e a limitare i nostri contatti sociali e i nostri spostamenti. Eppure esiste una condizione che colpisce molti giovanissimi e che li porta ad una “quarantena” volontaria: si chiama Hikikomori. Identificato per la prima volta negli Anni ‘90 dallo psichiatra giapponese Tamaki Saito che ha coniato tale nome, il termine indica letteralmente "stare in disparte" e si riferisce a quelle persone che decidono di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni), rinchiudendosi nella propria stanza, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori.

Tale fenomeno colpisce soprattutto i giovani dai 14 ai 30 anni, principalmente maschi (70%-90%).

In Giappone si stima ne soffrano circa 1 milione di individui, di cui una grande percentuale appartiene alla fascia degli over 40. Sebbene il disturbo insorga infatti in adolescenza, tende tuttavia a cronicizzarsi, durando potenzialmente tutta la vita.

In Italia è in aumento l'attenzione dei mass media su questo fenomeno, grazie al lavoro di sensibilizzazione fatto dall’Associazione Hikikomori Italia e dal suo fondatore Marco Crepaldi, psicologo sociale. Sebbene non esistano ancora dati ufficiali, si stima che nel nostro Paese ne soffri circa 100.000 individui.

Eppure tale fenomeno non è ancora riconosciuto dalla comunità scientifica come psicopatologia a sé stante, neanche in Giappone, dove nel 2003 il Ministero della Salute Giapponese ha dichiarato che la sindrome di Hikikomori non è una patologia psicologica. Se è vero che l’Hikikomori non è una malattia, è altrettanto vero però che un prolungato stato di isolamento può portare a sviluppare una determinata gamma di disturbi psichici. Per identificare i pazienti Hikikomori si debbono dunque valutare i sintomi riportati, escludendo la presenza di altre patologie psichiatriche sottostanti, quali schizofrenia, disturbi bipolari, disturbi depressivi, disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi di personalità .


Le possibili cause dell'Hikikomori

Gli studi condotti su tale fenomeno hanno individuato 4 possibili fattori causali all’insorgere del disturbo:

  • Caratteriali: gli Hikikomori sono spesso ragazzi con un’intelligenza al di sopra della media, particolarmente sensibili, socialmente inibiti. Tale temperamento può contribuire alla difficoltà di instaurare relazioni sociali soddisfacenti, così come ad affrontare difficoltà e delusioni che in generale la vita riserva;

  • Familiari: l'assenza emotiva del padre e l'eccessivo attaccamento con la madre sono indicate come possibili concause, soprattutto nell'esperienza giapponese. I genitori faticano a relazionarsi con il figlio, il quale spesso rifiuta qualsiasi tipo di aiuto;

  • Scolastiche: il rifiuto della scuola è uno dei primi campanelli d'allarme: l'ambiente scolastico viene vissuto in modo particolarmente negativo; talvolta dietro l'isolamento volontario si nasconde una storia di bullismo;

  • Sociali: gli Hikikomori sviluppano una visione molto negativa della società e soffrono particolarmente le pressioni di realizzazione sociale, dalle quali cercano in tutti i modi di fuggire.

Spesso si ritiene che la dipendenza da internet o da videogiochi sia una delle cause del fenomeno, tuttavia non è così: essa piuttosto è la conseguenza del ritiro sociale, non la sua causa scatenante.


È dunque importante, già ai primi segnali di allarme, cercare di capire le motivazioni che generano i comportamenti di isolamento sociale osservati. È utile inoltre richiedere un supporto psicologico, non solo a livello individuale ma anche familiare, prevenendo l’aggravarsi del disturbo e scongiurando l’abbandono scolastico.

Tuttavia molto spesso gli Hikikomori ritengono di non avere alcun problema e chiedono di essere di essere semplicemente lasciati in pace, innescando dinamiche conflittuali all’interno del sistema familiare, specie con i genitori, che invece vorrebbero vedere il figlio condurre “una vita normale, come quella dei tuoi coetanei". Alcuni, dopo lunghe battaglie, riescono a convincere i figli a recarsi da uno psicologo: spesso, il ragazzo che accetta di essere seguito da un professionista, lo fa solamente per "fare contenti gli altri" e per cessare la pressione dei genitori. Spesso gli Hikikomori sottostimano gravemente l'impatto che la propria scelta avrà sul loro futuro o semplicemente evitano di pensarci: “se fuori casa sto male, dentro casa sto meglio”.

Per chi desidera approfondire l’argomento, il sito hikikomoriitalia.it è interamente dedicato a tale problematica; nel 2017 è stata inoltre fondata l'Associazione Hikikomori Italia Genitori, aperta a tutti i genitori e parenti di ragazzi con problemi di ritiro sociale.


Cosa si può fare con le Terapie Brevi

Richiedere l'aiuto di uno psicologo e in modo tempestivo, all'insorgenza del disturbo e non dopo anni in cui si è strutturato nella speranza che "passi da solo", appare la strada più efficace per affrontare la situazione.

Parlando di giovanissimi, difficilmente essi "riconosceranno" di avere un problema o chiederanno spontaneamente aiuto. Per questa ragione le Terapie Brevi costituiscono una risorsa importante: la possibilità di un percorso breve, centrato su soluzioni e risorse, anziché sull’introspezione psichica e sulla sofferenza, risulta in genere "più vicino" e “accettabile”. La possibilità inoltre di poter effettuare incontri online può rappresentare un fattore facilitante, specie per ragazzi che non escono da mesi o anni dalla loro stanza.

Altro intervento auspicabile, è un percorso in chiave sistemica, rivolto ai familiari dell'Hikikomori, in quanto essendo giovanissimi, vivono per lo più in casa con i/il genitori/e; talvolta le strategie educative utilizzate, seppur condotte con le migliori intenzioni, contribuiscono a mantenere in vita il problema.


Se ritieni di avere bisogno di una consulenza in merito, contattami: valuteremo insieme l’intervento più efficace.



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